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Burnout

Di Noemi Soloperto

27 Ottobre 2020

É l’oppressione che parla, putrida realtà emotiva e sensoriale, corrotto mondo, putrescenti paure.

Sei perso. Bendato. Cieco.

Porti i sogni sempre con te, dove li nascondi? Nelle tasche dei jeans o nelle valigie?

Spesso, per i sogni le valigie sui rulli dell’aeroporto.

L’aeroporto è sempre bello le prime volte.

Poi, un andamento smarrito, un passo lento e vacillante: il resto del mondo è scomparso, i pensieri anche.

I sogni li hai dimenticati: chissà se nei jeans ancora da lavare o nella valigia smarrita durante l’ultimo viaggio.

Ci hai pianto su un pomeriggio ubriaco perchè pensavi di essere libero, ma eri incatenato; con le lacrime le catene non le sciogli.

Il mattino dopo sei tornato alla vita di tutti i giorni, all’alienazione, ad essere perso e solo, anche se tutti ti guardano.

La tirannia della solitudine in una società creata dalla moltitudine ti ha allevato sterile nei tuoi stessi confronti: qualcuno ti sta seguendo e tu non te ne accorgi.