Via Mazzini, 36

Di Noemi Soloperto & Bianca Montefinese 

23 Novembre 2020

2020, Filo su tessuto di cotone, 145 x 138 cm

“La sensazione è quella di urlarsi dentro, riempirsi di rumore.

Fuori, nessuno sembra sentire.”

 

Via Mazzini, 36 è la prima opera di Valentina Incorvati, studentessa di arti visive all’Università IUAV di Venezia.
Via Mazzini, 36 ė la storia di molte donne, Via Mazzini, 36 è la casa di ognuna di loro.

Una tradizionale tovaglia stampata di limoni gialli è il supporto che l’autrice utilizza per cucire le sue ferite. Con un filo rosso su un tessuto di cotone familiare Valentina ricama la paura ed il dolore di tutte le donne vittime di violenza domestica: un dolore partecipato, un trauma condiviso, un timore comune.

Il drammatico sentimento si aggrava quando nessuno è in grado di capire, quando si ritiene opportuno sminuire e giustificare scellerati atteggiamenti di un uomo vile e crudele: “sei sicura?”, “non puoi rivolgerti a lui in quel modo”, “dovresti pensare a come si sente 
lui”, “in ogni caso tra pochi giorni sarà di nuovo a casa con voi”.

Queste sono solo alcune delle frasi che Valentina ha dovuto subire e ha voluto ricamare.

Una vittima non può agli occhi degli altri sembrare la responsabile dei danni subiti: perché discolpare?
Perché non riconoscere l’errore e precipitare impettiti in un baratro di negligenza ed imprudenza?

L’opera è un connubio di esperienze personali e ricerca; l’ autrice ha approfondito l’attuale situazione in Italia insieme ad Antonella Veltri, presidente di D. I. Re – Donne in rete contro la violenza, un’associazione presente in tutto il Paese con 80 centri antiviolenza a sostegno di tutte le vittime.
I dati e le informazioni emerse dalla ricerca non sono rassicuranti:
purtroppo il fenomeno risulta essere ben distribuito su tutto il territorio Nazionale e i pregiudizi di genere continuano ad essere un peso ingombrante al momento della denuncia, spesso anche durante i processi.

La fruizione dell’opera rappresenta a pieno il meccanismo inceppato,
l’incomprensione di tutti coloro che circondano la vittima. La tovaglia ė fissata mediante i due lembi a due pareti adiacenti, una sedia viene posta all’angolo dietro il tessuto. Sedendosi, nel piccolo spazio venutosi a creare, in un momento
di intima interpretazione soggettiva è possibile leggere le frasi che dolorosamente ornano il cotone. Esternamente, invece, sono visibili solo i punti del ricamo, le
cicatrici.

E’ chiara la metafora di Via Mazzini, 36: solo chi ha il coraggio e la calma comprensione di intuire e di ascoltare le silenziose grida d’aiuto sarà dentro l’anima di una donna sofferente; per tutti gli altri saranno solo lividi e cicatrici di una donna sbadata e maldestra.

Durante il periodo di quarantena dovuto all’emergenza da Covid19 (che continua ad esserci) il numero delle donne che si sono rivolte al 1522 per chiedere aiuto purtroppo ė aumento più del 100% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I dati sono consultabili al sito di

D. I. Re, che fornisce in modo chiaro e veritiero dati geografici e numerici.

Via Mazzini, 36. di Valentina Incorvati

Testo di Noemi Soloperto e

Bianca Montefinese