Alberto Parisi

Di Puke Crew 

15 gennaio 2021

Alberto.

Scrive poesie più o meno da quando è piccolo. Si ricorda, ancora ragazzo, di averne tradotta una delle sue in lingua spagnola.

 

Pare di capire che, fin da subito, avesse una strana attitudine e propensione alla traduzione del pensiero nelle altre lingue.

Un atteggiamento cosmopolita che lo ha trascinato ad Harvard per conseguire un dottorato, dopo la laurea in Inghilterra.

Da una lingua morta, il latino, fino alla internazionalità del Mondo, l’inglese: Alberto Parisi è un po’ filosofo, un po’ comparatista, un po’ poeta, un po’ artista.

“Un poeta non mi permetterei mai. Artista? Un’etichetta interessante che si può usare su Instagram, ma non vorrei rubarla ai miei amici artisti.”

È un’insieme di cose che determinano il suo stile: Alberto è i posti che ha vissuto e le culture che ha studiato, è l’eterno movimento poetico del suo cervello, è la quotidianità della lingua che parla.

Le poesie inneggiano alla vita e si trasformano in un manifesto di ricordi sapientemente articolati, a volte criptici, a metà tra tradizione e contemporaneità.

“Per me il ritorno al verso tradizionale, sia come metro che come stringa di parole, è questo: un tentativo di abitare la linguaccia del presente, di percorrerla e trarne le verità nascoste che porta con sé da sempre.”

Puke ha dato un’estetica alle parole di Alberto: la poesia numero 20 di una raccolta fantasmatica ancora mai pubblicata ora ha un’immagine, è un filtro Instagram.

L’effetto, sfruttando i principi della realtà aumentata, trasporta l’utente in una stanza virtuale, colorata ma asettica, dove in totale solitudine poter godere del componimento. Un modo fresco di fruire l’arte poetica italiana
contemporanea.

“Attraverso il filtro che Puke ha creato per il mio testo, la stanza della poesia diventa una vera stanza, diventa davvero abitabile. E la poesia tenta con nuova, esagerata espressività di fare ciò che la lirica dovrebbe da sempre fare: riportarci alla vita che essa stessa è, farci tornare a vivere.”

Alberto Parisi su IG 

Testo di Noemi Soloperto 

Designer del filtro Matteo De Finis