LUCA CICATIELLO

Di Noemi Soloperto

29 gennaio 2021

“She Lost Abilites – SLA is Solution Limits of Action not Sclerosi Laterale Amiotrofica” è lo studio di uno studente di design della moda che aiuta a riflettere di più sul concetto di “inclusività”.

Partendo da emozioni ed esperienze, Luca Cicatiello – attualmente studente di moda allo IUAV di Venezia –, ha fuso disabilità e tendenza progettando delle scarpe adatte a chi comincia ad accusare i primi sintomi della SLA a partire dagli arti inferiori, ma con una struttura e dei colori decisamente diversi dal solito: una sneakers a stivaletto dal design moderno ed in linea con le proposte della moda del momento.

È questa la vera moda inclusiva. 

Il progetto è interamente racchiuso nell’elaborato di tesi di laurea in Design per la moda – laurea triennale conseguita all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli – dal nome “She Lost Abilites”: Luca, partendo da una considerazione sull’estetica del brutto nella storia, prende in esame diversi casi di studio per esplicare
le sue idee attraverso elementi esistenti e reali come la deformazione del corpo nella pittura di Francois Bacon, la trasformazione della silhouette nella moda e chi decide di cambiare i propri connotati estetici attraverso la chirurgia, modificando la corporatura fino a diventare quasi non-umani.

Spiega, infine, come il sistema moda ha reagito al cambiamento dei canoni classici di bellezza: dalle campagne pubblicitarie di Gucci fino alla sensibilizzazione della disabilità mediante la copertina di teen Vogue di settembre 2018.

Tutto l’excursus è la base culturale su cui si fonda il progetto, curato in ogni minimo dettaglio, dallo stile, alla produzione, alla conseguente distribuzione e vendita:

“[…] ciò porta alla progettazione di un modello di scarpe, sneakers, che prende il nome di Soldier. Dettato dal nome, la calzatura ha un design definibile un’armatura, doppia, grossa e corposa, come se fosse un mattone. Le Soldier incorporano un tutore ortopedico di cui i malati di SLA ricorrono, possiedono strappi ed aperture con zip affinché chi le indossa riesca a farlo con rapidità e facilità, siccome solitamente questi
tutori implicano l’acquisto di numeri più grandi di scarpe per permettere che il piede entri facilmente; suolette e cuscinetti che rendono la scarpa confortevole. Una tipologia di calzatura con aperture che permettono di riuscire ad essere utilizzate senza difficoltà, con tutte le doti ricercate da un paziente nell’acquisto di un paio di
scarpe. La progettazione di queste sneakers è ideata e pensata per i malati di SLA, ma si pensa anche ad una distribuzione commerciale nel mercato calzaturiero, ovviamente senza la presenza del tutore, con una percentuale degli incassi destinata alla donazione per le ricerche per la sclerosi laterale amiotrofica.

Purché le aziende sanitarie locali si facciano carico nel sostenere le spese per i malati di SLA per terapie e tutori ortopedici, si presti attenzione anche all’aspetto funzionale ed estetico delle calzature a cui ricorrono questi ultimi. Si intervenga dunque con percorsi di progettazione delle suddette ed ulteriori qualità e caratteristiche di cui il paziente necessita, considerando anche gli aspetti estetici che hanno grande impatto sulla sfera psicologica dei pazienti, ed in generale su gli esseri umani.

È quindi importante creare e sviluppare idee di calzature che sotto un punto di vista funzionale rispecchino determinate caratteristiche come: aperture con zip o lacci, molte profonde affinché risulti semplice infilare il piede senza problemi, una suola abbastanza rigida con un minimo di altezza di 3 cm e che sotto un punto di vista estetico abbiano garbo, senza obbligare loro a ricorrere all’utilizzo di calzature di cattivo gusto ma che hanno
una funzionalità elevata.

L’intenzione, quindi, è quella di portare a parità di importanza il fattore funzionale con quello estetico, a supporto degli aspetti salutari, per quanto riguarda la funzionalità ed a supporto degli aspetti psicologici per quanto riguarda l’estetica.

Ecco l’intervento della moda per elevare l’importanza dell’aspetto estetico portandolo alla pari importanza di quello funzionale, progettando calzature che
incorporino i due fattori.”

In conclusione, i canoni di bellezza e di bruttezza sono stati drasticamente modificati nel corso del tempo, fino ai giorni nostri in cui quasi intrinsecamente si scambiano e si completano a vicenda. Oggi parlare di “brutto” sembra quasi fuori tempo.
Nei secoli precedenti il brutto era parificato al concetto di diverso, quindi emarginato, denigrato, allontanato; ora, la contemporaneità ha insegnato a tutti che il diverso non esiste e qualora esistesse non avrebbe un’accezione negativa, ma al contrario andrebbe esaltato: essere diversi e dimostrarlo a gran voce in una società di omologazione è un coraggio che in pochi hanno.

Siano lodati i progetti come quello di Luca che integrando la moda risolvono anche il problema; siano lodate le persone che hanno l’audacia di pensare all’inclusività come in questa idea; siano lodati i giovani italiani che parlano di “adaptive fashion”.

Tesi e progettazione di Luca Cicatiello – IG 

Testo di Noemi Soloperto