LYRE

Di Gabriele Poliseno

05 Marzo 2021

E’ un mondo complesso quello di Lyre, al secolo Serena Brindisi, nel quale ombre e flash si susseguono per dare vita a Queer Beauties, Ep di debutto per Pitch The Noise Records. Nel progetto ho avvertito un continuo e burrascoso rincorrersi tra fascino ed angosce, la ricerca di una tregua con fantasmi del passato che si rispecchiano in una quotidianità corrotta, ma che rimangono difficili da allontanare, quasi permeati nell’animo scisso dell’artista che si ritrova a combattere contro se stessa. Sono desideri di rivalsa da un’infanzia solitaria sfociata in un rapporto conflittuale con il proprio corpo e forse, le proprie origini: la penna di Lyre è fragile, ma altresì pericolosa come i vetri che spesso ritroviamo rotti e sparpagliati tra i quattro brani di questo disco. La direzione artistica glitchy e sperimentale fa eco ad un timbro vocale potente ma timido e sposa con grazia la metafora di una rinascita a tentoni, imperfetta e costante, come un fardello trascinato fin troppo per non essere chiamato casa. E’ un percorso che va vissuto nonostante la sua breve durata: una crisalide custodita tanto bene da far sperare nel volo di chi riesce a spogliarsi della propria seta e librarsi tra vizi e virtù.

Tra i topòi letterari che ho individuato nel disco mi piacerebbe discuterne tre con l’artista:

L’oro Sabbie/Deserti Inesplicabilità

L’oro , le sabbie/deserti sono profondamente legati insieme. Per me il deserto è un luogo profondo di stasi, molto difficile e doloroso. Nella mia infanzia corrispondeva il più delle volte con la noia e la solitudine o il sentimento di perdizione. In età adulta si può paragonare a stati depressivi. Ma il deserto è un luogo d’oro. Nel momento in cui la noia diventa insopportabile e la stasi sembra ormai una condizione inalterabile, nel momento in cui ti arrendi e respiri questo vuoto, accade qualcosa di magico. Ti accorgi dell’oro che appartiene al deserto che ti circonda  e di quello che puoi creare o vivere immergendotici . Capisci che puoi creare tutto ciò che desideri e inizi ad amare quel luogo, quella solitudine, quel respiro nel vuoto. In fondo è un luogo protetto. L’esterno inizia a sfuocarsi, e il proprio mondo interiore ad arricchirsi. Se ci pensiamo è l processo alla base del gioco dei bambini, attraverso pupazzi, storie inventate,etc  che nasce dalla noia. Rilke ha scritto un saggio bellissimo riguardo a questo nel libro su Rodin, purtroppo non lo trovo ora e lo lessi anni fa, ma ricordo benissimo che mi aveva stregata.

Questo processo, una volta vissuto, poi diventa ciò che ti salva nella vita. Per questo per me il processo creativo è una necessità.

Rispetto all’inesplicabilità invece si apre un altro discorso molto interessante. E’ stato sempre difficilissimo per me capire nel profondo un concetto , in apparenza semplicissimo e banale : cioè che ogni persona è un mondo a sé, diverso dal tuo. Per quanto tu possa empatizzare, non bisogna cadere nell’errore di mettersi con il proprio mondo ingombrante nei panni di un’altra persona per cercare di avvicinarsi, entrare e capirla. Per me questo è sempre stato davvero difficile. Riuscire a fare quel passo indietro, accettare il mistero dell’altr* e accettare in questo modo ciò che non puoi capire, stare in ascolto senza pretese. L’attrazione mi ha sempre spinta a voler tuffarmi, possedere ciò da cui sono attratta completamente fino a perdermici dentro a volte con una presunzione insopportabile e la smania di volersi fondere insieme. Arrendersi all’inesplicabilità e convivere col mistero è un lavoro profondo da portare avanti quotidianamente. Rimanere un passo indietro. Lasciare spazio. Lasciare che il deserto respiri sullo sfondo.

In Dorothy e Broken Flowers c’è una donna che emerge tra riflessi opachi e dimenticati: ti va di approfondire questo passaggio?

In realtà la donna descritta in Dorothy, che si chiamava appunto Dorothy è estremamente diversa dalla rivelazione della dea descritta in Broken Flowers. Dorothy è una donna anziana che si perde nei riflessi opachi del suo mondo dimenticato, con l’aiuto dell’alcol e del canto, mentre in Broken Flowers la bellezza della donna descritta che non concede nessuna grazia è una mia memoria sempre presente. La memoria di una rivelazione profonda che di sicuro emerge spesso tra riflessi opachi, ma difficilmente potrà essere dimenticata, in quanto coincide con l’essenza stessa della ricerca artistica.

Nella copertina ho immaginato un tributo a Grace Jones nel suo periodo d’oro: raccontami il percorso creativo che ha portato alla creazione dell’artwork

Adoro la forza irriverente di Grace Jones e ti ringrazio per averla citata qui.

L’artwork è nato dal percorso creativo che mi ha portata insieme al regista Davide Mastrangelo , alla creazione del video e delle due figure protagoniste.  Le abbiamo soprannominate “Ofelia e Iside” la bianca rappresenta appunto la purezza imprigionata in un quadro naturale statico, la nera una figura mitologica  ancestrale che per me rappresenta anche la spietatezza della verità, del suo richiamo puntuale, che senza nessun filtro ti visita ad un certo punto, ti sveglia..in questo caso richiama  appunto “Ofelia” per svegliarla e liberarla dal suo sonno eterno. Una volta che Ofelia rinasce, si risveglia e si alza, Iside è come se cadesse, perdendo le energie che ha dovuto utilizzare interamente per questa sorta di rito. Fonte di grande ispirazione è stata l’arte di Mustafa Sabbagh, un fotografo che stimo molto e di cui condivido certe linee guida rispetto alla ricerca artistica. Per me, queste due figure rappresentano anche il doppio profondo che mi abita.Il contrasto, il maschile e il femminile, il risveglio per mano del desiderio e la necessità di far vivere e esprimere entrambi, rompendo certe gabbie interiori portate dentro dall’infanzia, insieme a ombre profonde. Questi due opposti apparenti  io li sento profondamente in me, sempre in dialogo, a volte in guerra e a volte, nei momenti più illuminati, in armonia profonda. Una spietata, irriverente, severissima e potentissima, l’altra profondamente adolescente, regina adolescente, citando una poesia bellissima di Dino Campana, fragilissima, pura e disarmata. Sempre pronta a perdersi e rinascere. Innocente. In seguito,  Carlotta Origoni, la grafica incredibile che si è occupata dell’artwork, selezionando vari frame dal video , li ha lavorati molto per realizzare le due copertine speculari del cd. Oltre al logo , disegnato totalmente a mano con pennello e china.  Il cd infatti è completamente speculare e si può aprire da entrambi i lati. Anche l’interno è pensato in questo modo. Il tutto proprio per dare esattamente lo stesso spazio a entrambe le figure, che si specchiano all’infinito l’una nell’altra.

Pensi che la tua esperienza nel mondo della recitazione possa aver avuto un impatto sulla tua musica? In che modo?

Totalmente.Sicuramente mi ha dato le basi per la ricerca artistica, nel senso che l’approccio è identico. Affiorano alcuni elementi che sentiamo chiamarci, che richiedono la nostra attenzione perchè in qualche modo risuonano con una parte di noi misteriosa e ci sentiamo invogliat* a seguire. Da qui parte la ricerca e pian piano se ne raccolgono altri fino ad avere  una materia che si vuole indagare sempre di più, in cui immergersi e attendere, prima di darle o meglio scoprirne la forma, per restituire l’esperienza. Che siano dei suoni, delle immagini, dei personaggi, delle musiche, delle qualità di movimento o delle parole, è esattamente lo stesso. Io infatti più che creazione la chiamo ricerca artistica perchè è un andare a fondo, seguire una necessità, qualcosa che ci farà fare in prima persona un’esperienza che non possiamo pianificare ne’ forzare e da cui sicuramente usciremo cambiat* Se l’artista in prima persona non viene attraversat* da ciò che fa, non potrà infatti arrivare e attraversare con la sua opera il pubblico e la sua ricerca non avrebbe senso.

In più, io sento di approcciarmi alla musica in un modo molto vicino al fare teatro, nel senso che ho bisogno di costruire forti atmosfere per creare dei quadri, degli immaginari prorompenti dai quali nascono le voci , i canti e le parole, quindi i personaggi e le azioni. Gli attori e le attrici del brano, i contesti e gli eventi portanti. I suoni stessi, possono diventare eventi, in questo la produzione musicale non deve assolutamente tendere ad essere pensata come “accompagnamento” ma come elemento agente, a volte perfino protagonista. Uno rullante ad esempio , processato in un certo modo , può diventare una lama metallica, evocare un taglio profondo. I suoni vengono scolpiti proprio per diventare attori e attrici loro stessi. Nei prossimi lavori vorrei proprio usare campioni di lame che si affilano in certi brani.

Recentemente abbiamo sofferto la perdita di Sophie, un’artista dirompente e cruciale per il suo modo di aprire le porte ad un nuovo mondo di libertà di espressione: quale pensi possa essere un ulteriore contributo del panorama musicale a favore della lotta contro le disparità e in particolare a favore dei diritti LGBTQ+ ?

Sophie era un’artista incredibile e ha creato dei veri capolavori. Ha smascherato il volto più violento del pop, dando vita ad atmosfere sonore di una potenza quasi insopportabile. E’ stata una perdita incommensurabile.

La grandiosità in artiste come lei o anche in Arca e Bjork, che adoro sta nel creare mondi musicali che possano rispecchiare totalmente la loro interiorità, e siano liberi da qualsiasi sorta di etichetta, moda, genere preciso. Mondi profondi, coerenti, folli a volte, che non possono scendere a nessun compromesso. Nè essere contenuti in qualcosa di facilmente consumabile e vendibile.

Questa per me è la chiave della lotta contro le disparità. Prima di ogni cosa far respirare e vivere tutte le nostre diversità anche e sopratutto a livello estetico e non scendere a nessun compromesso a favore di un mercato sordo, ottuso, patriarcale e con dinamiche fasciste che possa ostacolare il proprio modo si esprimersi, impedendo all’artista di essere se stesso o se stessa e omologando il suono, il mondo, uccidendo il processo di scoperta, nella logica dell’usa e getta, pompando mode, stereotipi, merci riproducibili velocemente e in grandi quantità.

La coerenza che l’artista deve avere rispetto alla propria ricerca profonda ed interiorità è fondamentale e va protetta, difesa e incoraggiata. E un processo

delicato che fa attraversare stati di profonda fragilità e stati di esposizione costanti. La semplificazione, l’omologazione, la definizione sono atteggiamenti e richieste delle case discografiche che vanno costantemente combattute. Se non si alimenta la curiosità e non si indagano davvero le nostre diversità e i nostri misteriosi mondi inesplicabili(e qui ritorniamo alla prima domanda) dando spazio a ricerche artistiche più profonde, allora sarà totalmente insensato parlare di libertà di espressione e lotta contro le disparità. La forma è profondamente sostanza.

Questo progetto mi ha incuriosito molto, nonostante abbia avvertito la presenza di qualcosa di profondamente inespresso. Avremo modo di ascoltare “Shadows Walk” o è un progetto temporaneamente accantonato?

Sicuramente. Ho ancora moltissime strade da esplorare e sono molto concentrata al momento sulla produzione e la scrittura di alcun brani che faranno parte di “Shadows walk”. Sarà un lavoro molto intimo perchè sento la necessità di sostare e descrivere al meglio certi stati di fragilità e tenerezza che nascono dal contatto costante con certe ombre che ci accompagnano da lungo tempo, che si impara ad amare, riportando le tue bellissime parole “Fardelli, trascinati fin troppo, per non essere chiamati casa”.

Lyre on IG

Testo di Gabriele Poliseno

Foto di Gianluca Bellomo

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