Reamerei

Di Noemi Soloperto

14 marzo 2021

Il brand cento per cento fatto in Italia che ha reinterpretato i canoni classici e li ha tradotti in abiti sartoriali è Reamerei: ci si può vestire di miti, soprattutto quello dell’androgino.

In origine, racconta Aristofane, non esistevano solo due sessi, l’uomo e la donna, ma tre: l’androgino. Dotati di doppi arti, doppi genitali, una sola testa ma due facce, furono puniti dagli dèi a causa della propria superbia: vennero tagliati in due, segati. Divisi. Si sentivano persi, indeboliti una metà cercava l’altra e disperatamente tentavano il ricongiungimento con la perfetta metà di sé stessi. L’importante era ritrovarsi, aldilà della propria dote; l’obbiettivo non era procreare

Niente di troppo diverso dai discorsi della contemporaneità metropolitana del no-binary e della libertà di genere: un po’ “reame”, un po’ “amare”, Reamerei è il manifesto di una generazione che si sente semplicemente come la propria anima e tira fuori un’estetica sincera e totalmente libera dalle imposizioni sociali.

Prendendo ispirazione da donne degli Ottanta, da Giuni Russo a Cicciolina, i tre creativi – e fondatori – Marzia Geusa, Davide Melis ed Enrico Micheletto
hanno rivisitato appieno le forme della moda ponendo l’attenzione sui punti più sensuali del corpo; spalle voluminose, fianchi accentuati, abiti a guanto
che seguono le curve di una clessidra che lentamente segna il tempo.


Un tempo passato catapultato nel futuro prossimo: eterotopico, come uno specchio, un treno, un manicomio.

In una città piena di gente in un anno indefinito – passato, presente o futuro decidetelo voi – s’incrociano ad un semaforo le due tessere di un mosaico, i due androgini,  che perfettamente si uniscono, risanando la connaturata voglia umana di essere uno.


Sono entrambi vestiti Reamerei

Reamerei sul web – su IG 

Testo di Noemi Soloperto 

Press Office: S2BPRESS/SERENA RUGGERI PRIG