CORPO CONSAPEVOLE BY LEITALIENNE

Di Puke Crew 

12 maggio 2021

La conversazione con Marika, anche conosciuta come LeItalienne, fondatrice dell’omonimo beautyblog, ha avuto un risolvoto sociologico: cos’è la bellezza? Come la interpretiamo? A volte ce la impongono?

Le parole della giovane e forte donna sono tutto quello che serve alle nuove generazioni per affrontare il Mondo armate di sicurezza e consapevolezza di sè.

Sul profilo Instagram @corpoconsapevole, Marika racconta la femminilità senza filtri, incoraggiando ad essere se stessi tanto nella vita reale, quanto nella vita social.

B: Cosa significa per te corpo consapevole?

Corpo che si conosce, in senso interno ed esterno, nello spazio circostante, nella sua forma e immerso nella società, consapevole delle influenze che essa comporta e del suo bisogno di liberarsi.

B: Quanta consapevolezza hai del tuo corpo e quando hai cominciato ad averne?

Non credo sia possibile misurarla e nemmeno
necessario, si può sempre averne di più!
Quando ho iniziato il progetto @corpoconsapevole il rapporto simbiotico tra
corpo e mente era disturbato da qualcosa. È nato quasi per necessità. Ho iniziato ad interrogarmi su questo qualcosa e monitorando
il mio corpo sono riuscita a sviscerare giorno dopo giorno quell’interferenza. La strada è ancora molto lunga.

B: In un periodo in cui su Instagram dilaga la smania di essere perfetti, di mostrare un corpo perfetto e dove spesso si perde di vista il confine tra
realtà e finzione (un esempio sono i filtri
facciali che emulano ritocchini di chirurgia estetica), cosa ti spinge a
mostrare un corpo vero? 

Proprio questo. Il bisogno di vedere me stessa senza filtri. Di riconoscermi nella mia immagine e di trovare una connessione con essa. Il mio corpo non dovrebbe essere soggetto a pressioni esterne – perché di pressioni si parla – e se deve (e così è, impossibile il contrario) dobbiamo saperlo riconoscere. Questa smania della chirurgia ci appartiene veramente o è un bisogno che proviene dall’esterno? Questo senso di inadeguatezza, perché lo proviamo?

 

N: Cosa ne pensi della chirurgia estetica/plastica?

Io non sono assolutamente contraria alla chirurgia, anzi credo che aiuti moltissime persone a sentirsi meglio con se stesse, e per questo ognuno è libero di agire come meglio crede e in virtù di migliorarsi. Io stessa non
escludo di prenderla in considerazione nel
momento in cui dovesse esserci qualche parte del mio corpo che un giorno non mi piacerà.
Questo non implica che mi piaccia tutto di me,
ma lo accetto. Non va mai sottovalutato il rapporto tra mente e corpo, sono in costante comunicazione. Spero solo che quando
deciderò di fare qualcosa sarà influenzato da
un bisogno interno più che da un senso di inadeguatezza confronto a ciò che mi circonda.

M: Il manifesto creativo del tuo lavoro è la mancanza di regole ed imposizioni
accademica. Se dovessi dare una sola regola a Marika, quale sarebbe?

“Stay true to yourself”. L’unica regola sarebbe
di ascoltarmi, sentirmi e non perdere mai di vista i miei desideri e sentimenti. Di ascoltare la mia sensibilità. Di rispettarla e farla rispettare. Credo che essere fedeli ai propri principi sia ciò che ti ripaga nel lungo periodo. La stima di sé è più importante della stima
degli altri. E la stima degli altri è solo una conseguenza alla stima di sé.

M: In un periodo in cui finalmente ci allontaniamo sempre più da un’idea di eteronormatività, quanto è ancora un dogma la REALE autoaccettazione
maschile? Pensi che gli uomini, soprattutto cis, abbiano ancora paura di
esprimere a voce alta timori e debolezze?

Si. Ne sono fermamente convinta. È soffocante, lo noto negli uomini che amo di più; riconosco tratti di tossicità emotiva che
emergono quando si parla di sentimenti (e non
solo). Imparare a riconoscerli è il primo passo per liberarsene. Se ne dovrebbe parlare di più,
è un problema generazionale assimilato e digerito ed è davvero difficile estinguerlo.

 

N:Per un corpo consapevole quale consiglio daresti alle ragazze ed ai ragazzi della nostra generazione?

Direi loro di passare più tempo con se stessi e
di chiedersi il perché ogni volta che provano un
sentimento. Direi loro di non aspettare di avere un problema grave per iniziare un percorso con uno psicologo, ma di vederla come un viaggio alla scoperta del sé, che è bellissimo ed è la cosa più appagante che si possa fare nella vita. Richiede fatica e onestà, richiede intelligenza emotiva. Ma ripaga sempre e in ogni ambito.

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