MONELLA VAGABONDA

Di Martina Albergo & Giovanna D’Apuzzo

26 Luglio 2022

Fondato da Gino Gorgoglione nel 2003 e con base a Barletta, Monella Vagabonda arriva al successo cavalcando i salotti e le isole di quei programmi della televisione italiana colpevoli di aver dilagato ignoranza e cattivo gusto, scandalo, indignazione e curiosità ossessiva per i vip. Si tratta di un brand che ha saputo sfruttare il potere della comunicazione di quella televisione diventando ben presto uno dei marchi più popolari d’Italia negli anni 2000.  Con il passare del tempo e delle mode, insieme alla caduta di interesse nei confronti dei “vip” e della cultura trash di quel momento, si posiziona anche il relativo calo d’interesse nei confronti del brand, che tuttavia ha saputo trasformare e sfruttare il rumore della televisione italiana dando vita a un immaginario proprio e unico. E lo sta facendo anche oggi, un momento particolare che guarda con occhi nostalgici la cultura pop che ha caratterizzato la prima metà degli anni 2000, quasi a sperarne un vero e proprio ritorno temporale. Il potere della cultura popolare è infinito: accoglie chiunque come un luogo sicuro in cui potersi dimenticare per un momento le difficoltà che descrivono il nostro presente e funziona perfettamente come sfondo per la rinascita di quelle che un tempo erano le celebrities più amate e i marchi più indossati, tra cui Monella. La rinascita della cultura pop anni 2000 è onnipresente: nei social, con il ritorno di celebrities come Paris Hilton; nella moda, con la recente primavera estate 2022 di Prada, che ha rilanciato pantaloni sporty e mini gonne a vita bassa e infine nella musica, con il rilancio di generi come il punk pop.  È questo il contesto che vede la rinascita del brand, che si deve alle menti creative di Mara Russo ed Ettore Gorgoglione. In occasione del lancio della nuova capsule collection, hanno risposto alle nostre domande. Di seguito i dettagli del ritorno di Monella per le strade e della fiamma che ha riacceso nei nostri cuori. 

Tremate, tremate, le Monellə son tornate – recita il manifesto.

Com’è nata l’idea di far tornare in vita il brand? Chi sono i creativi dietro la rinascita del brand? Diteci di più su di voi!

 

Vi risparmio però i dettagli karmici sull’intera storia (ben più lunga, folle e articolata), offrendovi un brevissimo recap della novena. A gennaio 2021 mi sono ritrovata tra le mani un vecchio giubbotto Monella, che indossavo a malincuore da bambina. Smontando e rimontando il capo, senza avere un fine tangibile, ne venne fuori un ibrido assurdo:

Da lì la spontanea e curiosa domanda: Esiste ancora Monella Vagabonda? 

A quel punto posso dire di aver scoperto l’America, aka Gino Gorgoglione, fondatore del brand e imprenditore luminare della filiera Barlettana. Nacque tra di noi un’assidua corrispondenza boomer di like e reaction ig, e uno stalking selvaggio da parte mia rispetto alla struttura della sua azienda e soprattutto della sua famiglia, fino a trovare la vittima perfetta delle mie follie: Ettore, l’unico degli eredi Gorgoglione con la Rana in bella vista sul feed di Instagram (oltre che nel cuore) e unico ad avere all’incirca la mia età. Trovata la preda, mi misi al lavoro. Dal macro arrivai al micro, lessi i libri che mi mancavano per comporre il puzzle e mi appassionai alla scena underground Milanese. senza nemmeno averci mai vissuto; a quel punto scrissi il progetto del rebranding, portato poi alla luce dopo 9 mesi, come un figlio (la Fecondazione è sicuramente stata Prada).  Vi basti sapere che la dipendenza da nicotina di Ettore e la mia sbadataggine in metro hanno poi permesso tutto il resto.  Per quanto riguarda il prequel (che risale al 2019) e il sequel della storia, rimando il racconto noioso e integrale a quando Saremo Famosi e tutto ciò interesserà a qualcuno (magari ci esce fuori un libro).

Parliamo di abiti: cosa ci aspetta? Rivisitazioni di pezzi d’archivio o nuove produzioni?

 

Credo vi verrà svelato molto presto! Monella è un progetto in divenire e può crescere solo con l’aiuto del suo fandom (quindi aiutateci♡). Ormai sapete che teniamo molto all’Heritage, ma viviamo nel 2022, qualcosa doveva cambiare. Tra non molto sarà online lo shop con la nostra prima capsule destinata alla vendita, siamo ancora all’inizio, ma per noi è già un piccolo traguardo.I pezzi di archivio rimasti rimangono comunque una colonna portante, finchè dura: troverete presto sullo shop anche quelli (e non solo).

I vecchi ambassador fanno parte di una cultura italiana ripudiata dagli snob intellettuali e ricordata con nostalgia dalle fashion victim pazze del 2000′ revival (Raffaella Fico, Anna Tatangelo). Chi saranno i nuovi ambassador del brand?

 

Difficile dirlo, come difficile è immaginare un ambassador alla vecchia maniera, non è più un modo contemporaneo di comunicare, che può generare fascinazione.  Monella Vagabonda ha fatto il salto di qualità, adesso ha vent’anni di storia dalla sua parte; ha smesso di essere il brand che ha bisogno di super vip come testimonial, ma il brand “super vip” che come testimonial può avere chiunque. Questo piccolo, ma non trascurabile, dettaglio è proprio ciò che ci da un’immensa libertà creativa, la possibilità reale di puntare sulla qualità, non solo sulla notorietà. Che lo si odi o lo si ami, che lo si accolga o lo si rinneghi, la Rana con il fiore in testa, in Italia, la conoscono tutti. E’ l’equivalente di Maria De Filippi (per alcuni forse Barbara D’Urso) nel palinsesto della moda.

Monella ha scelto di ripartire dalla sua storia, pubblicando sui social ricordi di feste proibite di un’Italia leggera e superficiale, nella riviera, in tv, o in qualche altro party privato; è come se aveste scelto di riprercorrere insieme al pubblico ciò che siete stati. Perché avete scelto di ripartire proprio da qui?

 

Chi saremmo senza il nostro passato? Io ne sono ossessionata. Come una versione tamarra di Tom Ford per Gucci, la prima cosa che ho fatto con Monella Vagabonda è stata recuperarne l’Archivio: pile infinite di numeri di Cioè, Novella 2000, Di più TV…, circa 200 CD e Videocassette di Uomini & Donne e altre apparizioni televisive, album di foto digitali e non, e mezzo magazzino stracolmo di oggetti e vestiti monelli dimenticati da Dio (magari proprio da lui no, abbiamo trovato reperti di Monella Vagabonda con Papa Francesco al Vaticano). Poi ho dato in pasto il risultato ai miei creativi preferiti, che possiamo dire hanno fatto magie. Monella Vagabonda era un indifferenziato rifiuto nazionale e io me ne sono (ri)innamorata.

Qual è il nuovo messaggio di Monella? Il periodo storico e televisivo berlusconiano ha permesso un appiattimento del ruolo della donna e soprattutto della sua immagine. Prima era anche il brand delle veline e delle figure femminili; chi potrebbe essere anche un nuovo target per Monella nel momento fluido in cui viviamo?

 

Mi sbilancio e vi dico che se Monella fosse un partito politico sarebbe quello da votare alle prossime nazionali per riunificare il paese (mandando a casa un pò di gente). Abbiamo cavalcato furbamente l’onda del revival 2000s, ma non siamo solo questo. Monella Vagabonda, per dove si trova oggi, è un’anomalia della moda, unica nel suo genere: un brand degli anni d’oro della fast fashion italiana che si posiziona tra gli addetti ai lavori dell’olimpo, mainstream nel nome e autenticamente underground nei contenuti, snob senza essere stronza.

Il nostro è un messaggio ambizioso per una rana, politicamente attivo, ma frivolo quanto basta per essere letto da chiunque. Siamo la terra di mezzo, dove si ambisce a fare la rivoluzione queer insieme a quelli che non ci hanno ancora capito un ca**o. Ma capiranno. Le Monelle d’Italia vivono ovunque, sono quelle cresciute a pane e desiderio di vestiti più costosi; sono quelle affamate di moda, che oggi, ad esempio, vivono occulte negli uffici stile di Gucci, come dei cavalli di Troia che non ti aspetti, e scommetto che non vedevano l’ora di saperci resuscitate; noi le stiamo solo radunando (per il colpo di stato).
Le vere Monelle non muoiono mai.

Lo scandalo: qualche mese fa, sui social di Monella si è alzata aria di polemica e si è sentito un irresistibile profumo di gossip. Cosa è successo? E se non potete svelare chi avete fatto arrabbiare, potete dirci almeno perché?

 

Purtroppo non possiamo citare il personaggio in questione, sia per dovere che per volontà. Mesi fa, quando i nostri follower erano ancora meno di quanto non lo siano adesso, abbiamo ricevuto una lettera di diffida da parte di un ufficio legale di Napoli, che ci intimava di rimuovere tempestivamente qualsiasi contenuto relativo alla propria assistita, chiedendo un bonario risarcimento per danni morali e patrimoniali. Io mortaah. Noi ci eravamo già immaginati una reunion alla Versace 2017, con tanto di formazione a diamante, ma non credo sarà mai possibile. Quasi scontato dirvi che ne siamo usciti un pò delusi, ma allo stesso tempo onorati per l’attenzione che ci ha dato: più che una Britney Partenopea, si è rivelata una Lindsay…e io dopo lo shooting con -ness sapevo già cosa indossare in un Tribunale.

Il futuro di Monella: un’anticipazione?

 


Un salto nel vuoto, molto diverso da come è stato all’inizio. Se gli ultimi 12 mesi li abbiamo programmati manco fosse un colpo alla Zecca di Stato, adesso non dipende più solo da noi, ma da un “voi” collettivo direi. Prevedo uno di quei momenti dove sei dentro o sei fuori, senza mezzi termini. Qualsiasi cosa accada a me, a Ettore e agli altri malcapitati, sono sicura del fatto che abbiamo già fatto un piccolo miracolo. Il sostegno ricevuto è andato oltre le nostre aspettative, così come i traguardi raggiunti e l’entusiasmo di tutte le persone che hanno collaborato, collaborano o faranno parte del progetto in futuro. Credo sia bello un pò per tutti sapere che Monella Vagabonda c’è ed è pronta a restare, fa sentire chi in passato l’ha vissuta il protagonista di un heritage che per la prima volta, dopo altri grandi ritorni, gli appartiene davvero (come quando mia madre ascolta Baglioni alla radio). Credo di parlare anche a nome di Ettore quando vi dico che il miracolo, inoltre, è stato fatto anche agli occhi di Gino Gorgoglione, che al ritorno della sua Monella Vagabonda non ci credeva più. Il sogno lo abbiamo regalato a lui, a dimostrazione del fatto che il ricambio generazionale nelle cose (o per meglio dire lo scambio) è sempre una ricchezza per chi ha la lungimiranza di saperlo accogliere.

Passato, presente e futuro di Monella erano e resteranno nelle mani delle sue Monelle, snob, autoironiche, sexy, libere. Abbiamo creato una playlist che racchiude i brani più rappresentativi e pop degli anni Duemila come omaggio a un brand autentico e capace di reinventarsi senza rinnegare il percorso che lo ha reso ciò che è, e che sarà.

ℳ𝑜𝓃𝑒𝓁𝓁𝒶 𝓃𝑒𝓋𝑒𝓇 𝒹𝒾𝑒𝓈 

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Testo di  Martina Albergo & Giovanna D’Apuzzo